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Il Viandante: Avigliano - Chiesa di S. Maria degli Angeli



Pianta e prospetti.

      Nel 1615, a seguito di bolla pontificia, inizia la costruzione del Convento dei francescani Minori Riformati. E' eretto nella parte nord del paese, non lontano dal monticello detto "lu 'mpiso" (luogo d'impiccagione, in seguito denominato Calvario). 

    Ben presto acquista prestigio  per la qualità degli studi in esso compiuti e perché dotata di una ricca biblioteca contenente anche opere profane (cosa insolita per una biblioteca ecclesiastica dell'epoca). 

      In una  relazione del 1674, indirizzata al re, si legge che tale convento  "il decoro et il specchio di questa terra e i frati sono nel Regno veramente osservanti, et i più esemplari, e pochi altri l'uguagliano nel buon esempio che danno" (Ardoini).  

     La legge eversiva della feudalità del 1806, con cui furono soppressi anche gli Ordini religiosi, non  tocca questo convento perché privo di possedimenti (i frati ricevevano, infatti, un contributo per il sostentamento dal Comune). 

    Nel 1861 lo stabile ospita le truppe piemontesi fino al '66, anno in cui diventa proprietà del Comune. Il quale sottoscrive l'impegno di custodire la ricca biblioteca. Non mantenne però gli impegni  permettendo che essa fosse depredata nel corso degli anni (solo una piccola parte dei volumi si trovano nel convento di S. Maria a Potenza). E' stato, inoltre, fautore dello scempio del convento: ha abbattuto muri interni, aperto porte, ha affittato i locali, alcuni dei quali ad uso di un pastificio.  

    L'illustre aviglianese Emanuele Gianturco, ministro dei Lavori Pubblici, fa' acquisire il convento dal dicastero di grazia e giustizia, che lo trasforma in Riformatorio minorile, aperto fino alla metà degli anni Novanta del Novecento. Ora  tornato alla gestione comunale...

 

 

Facciata, 1786.

    La facciata  stata rifatta nell' "A.D.1786" (come si legge  sul frontale) ed  costituita da una parte centrale e due facce oblique ai lati. E' in pietra liscia e organizzata secondo un sobrio stile barocco. Una cornice, anch ' essa in pietra, delimita il  portale. Lo sovrasta 

una finestra ad arco a tutto sesto. 

I lati obliqui sono delimitati da leséne con nicchia nella parte inferiore, e due oculi in quella superiore. La facciata termina con un frontone curvilineo su cui sono poste tre statue dei Ss. Francesco, Maria, Antonio.

La chiesa nasce poco dopo il convento, fondato nel 1615. Chiusa al culto nel 1866,  l'anno successivo  riaperta e affidata all'ex guardiano del convento. Dal 1900 passa sotto la giurisdizione del clero secolare locale. 

 

Portale, materiale lapideo, XVIII secolo.

    Una cornice in pietra delimita il  portale,  il cui architrave pare sorretto da teste d'angelo, che sono però soltanto ornamentali.

 

 

 

 

 

Frontone della facciata, 1786.

    La facciata termina con un frontone curvilineo su cui sono poste tre statue, dei Ss. Francesco, Maria e Antonio. 

 

 

 

Portale, parte destra dell'architrave, XVIII secolo.

    L'architrave  pare poggiare su due teste di putti, che sono però soltanto ornamentali e che fanno pendant con motivi floreali collocati sull'angolo esterno.

 

 

 

Interno, XVII-XVIII secolo.

    L'interno si presenta a due navate: la  principale, lunga m. 32x7, ha una volta a botte lunettata più alta di quella laterale, la quale misura m. 19x5 e ha la volta a crociera. La prima, coi suoi stucchi e cornici, si contrappone alla seconda, sobria nella decorazione.

   La navata principale termina con l'abside.

 

 

Ignoto, Altare della Madonna con Bambino e i Ss. Michele e Gregorio, legno policromato, XVIII secolo, navata laterale.

 Del  pittore Cenatiempo si posseggono documenti che vanno soltanto dal  1702 al 1730.

(cfr. Scheda - Girolamo Cenatiempo)

 

 

 

Ignoto, Altare di St. Maria degli Angeli, legno policromato, XVIII secolo.

 Ignoto meridionale, S. Maria degli angeli, statua lignea, XVIII secolo, Altare di S. Maria degli Angeli.

 

 

 

 

 

Girolamo Bresciano, Porziuncola, tela, 1628.

    Collocata sul IV altare della parete  sinistra, tale altare  collocato nell'area del presbiterio ed  il pi grande della chiesa.  

La tela, di una semplicità ascetica, risponde ai canoni della pittura nata dalla Controriforma ed  organizzata secondo lo stile anedottico degli ex-voto.  

E' curioso notare come i due santi collocati in basso, Antonio e Agostino, sembrino essere estranei alla scena rappresentata da Maria e Cristo che appaiono in sogno a Francesco.

(cfr. Scheda - Girolamo Bresciano)

 

Ignoto, Altare di S. Francesco, legno policromato,  XVIII secolo; S. Francesco scultura lignea, XVII secolo.

Una serie di altari lignei intagliati, dorati e di stile barocco,  posta lungo la parete sinistra della navata principale. E' opera di un raffinato intagliatore. Questo altare  dorato e costruito con un virtuosismo decorativo e fornisce un suggestivo effetto plastico per l'organizzazione delle figure che lo ornano (cariatidi e putti).

 

 

 

 

Cariatide, scultura lignea, particolare, Altare di S. Francesco, XVIII secolo.

 

 

 

 

 

 

 Putti ornamentali, scultura lignea,  XVIII secolo, particolare, Altare di S. Francesco.

 

 

 

 

Filippo Ceppaluni, Ss. Pasquale Baylon e Pietro d'Alcantara, tela, 1745 e Ignoto, Altare, legno policromato, XVIII secolo

   Una serie di altari lignei intagliati, dorati e di stile barocco,  posta  lungo  la parete sinistra della navata principale. 

Questo  il primo. Contiene la tela del 1745 dipinta da  Filippo Ceppaluni, detto il Muto e allievo di Luca Giordano (1632-1705). Di questi egli risente molto  l'impianto figurativo. Sua  anche l'immagine della Madonna del Carmine collocata nella cimasa. Era noto ai suoi tempi soprattutto per la sua capacità di dipingere ritratti.

   Molte guide  riportano ancora la notizia che dei due santi raffigurati nella tela uno  san Giovanni della Croce invece che S. Pietro d'Alcantara. In realtà  il primo, uno dei pi grandi mistici dell'Occidente, essendo stato  frate domenicano (1542-1591), non figurava mai nella iconografia francescana. 

   Il secondo fu francescano, nato in Spagna nel 1499, anche lui grande mistico ammirato da santa Teresa d'Avila e dall'imperatore Carlo V, che lo avrebbe voluto per confessore.

(cfr. Scheda - Filippo Ceppaluni)

 

 

 Filippo Ceppaluni, Madonna del Carmine, tela, XVIII secolo.

   La tela  collocata nella cimasa del primo altare ligneo dei  Ss. Pasquale Baylon e Pietro d'Alcantara.

(cfr. Scheda - Filippo Ceppaluni) 

 

 

Cantoria e organo, legno policromato, XVIII secolo.

"La cantoria sembra essere stata smontata e riadattata per occupare esattamente lo spazio  dell'abside, destinato ad accogliere l'organo. Lo farebbero pensare gli inserti laterali di legname povero e non decorato a differenza del pannello centrale, che rievoca l'idea di un paliotto d'altare, e dei due angolari" (Sopraintendenza).

 

 

 

Ignoto, Crocifisso tra Maria Addolorata e S. Giovanni Evangelista.

   Le sculture  appartengono al XVIII secolo: il Crocifisso   in legno policromato, l'Addolorata e S Giovanni Evangelista sono in cartapesta policromata. Queste due ultime sono di fattura pregevole, soprattutto Maria. Tutte le statue sono di ignoto meridionale.

 

 

 

Ignoto, Altare della Passione, legno policromato, XVII secolo, navata laterale.

   Il Crocifisso  collocato in una nicchia sopra l'altare ed ha ai suoi lati le statue dell'Addolorata e di S. Giovanni Evangelista. Questo tipo di rappresentazione   ricorrente nelle chiese francescane della regione.

 

 

 

 

Pietro Antonio Ferro, Incoronazione di Maria e i Ss. Bonaventura da Bagnoregio e Bernardino da Siena, e, in basso, S. Lucia, tela, XVII secolo.

“La composizione dell’opera, equilibrata e simmetrica, evidenzia una struttura solida di masse e di volumi.” Gli angeli hanno una fisionomia uguale a quella del Bambino. Ai lati i due santi francescani, “come due colonne a sostegno del grande cerchio, equilibrano la composizione. Il dipinto alle forme trepide e patetiche del tardomanierismo associa felicemente quella gentile malinconia (molto cara al Barocci) e quel sottile naturalismo (caro al Santafede), ricorrenti nelle opere più mature del Ferro” (Colangelo).

(cfr. Scheda - Pietro Antonio Ferro)

 

 
 
 
 
 

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